Dalla Cop26 nulla di convincente (ad oggi) per l’agricoltura mondiale

Dopo una settimana dall’avvio della Cop26 ancora non si riesce a capire se gli stati partecipanti siano riusciti a definire una strategia utile ad invertire la rotta di tendenza dell’inquinamento globale.

Seppure il tema dell’agricoltura sia stato messo in evidenza, data la palese influenza di cui abbiamo parlato qui, in realtà il tema non è stato affrontato con la dovuta accuratezza.

Per ora sono stati stanziati circa 45 miliardi per promuovere sistemi agricoltori più sostenibili. Se ad una prima lettura questo dato può essere considerato come un importante passo avanti abbiamo cercato di capire in modo più dettagliato quale sia la destinazione di questi fondi stanziati (e finanziati in parte dalla Banca Mondiale).

La macroarea di applicazione che si legge è “per proteggere la natura e passare a sistemi agricoli più sostenibili” mentre la destinazione effettiva, in parte, sarà per la realizzazione di sementi resistenti al cambiamento climatico.

Riteniamo che in questa soluzione proposta ci sia l’essenza del fallimento del ragionamento che fino a qui si propone di salvare il nostro Pianeta dalla catastrofe ambientale.

In pratica si sta investendo prevalentemente nella creazione di sistemi resistenti al cambiamento climatico piuttosto che (perlomeno) affiancarli a investimenti volti a recuperare la deriva climatica e ridurre gli effetti alla base del cambiamento. E’ il solito discorso che vede creare una cura alla malattia senza investire nella prevenzione della malattia generando l’illusione di aver trovato una soluzione.

Inoltre il discorso delle sementi è piuttosto delicato. I brevetti per la produzione di semi sono nelle mani delle più grandi multinazionali operanti in agricoltura e finanziare una linea in questo senso vorrebbe dire penalizzare sempre di più chi invece si impegna a lavorare con una agricoltura diversa da quella convenzionale e industrializzata.

Nel voler immaginare soluzioni, nel nostro piccolo, abbiamo visto che è invece molto più efficiente investire in sistemi alimentari da un punto di vista organico. Sostenere l’agricoltura di prossimità vuol dire dare modo ad agricoltori virtuosi di potersi prendere cura in modo più attento dell’ambiente di produzione e allo stesso tempo abituare i consumatori ad un approccio più sostenibile, modificando i propri modelli alimentari verso un modello congiunto che abbia alla base il rispetto dei ritmi naturali di piante e animali.

Questo equivale a dire che noi soci, amici e clienti di CooCò stiamo facendo i passi più importanti verso la soluzione più giusta. Immaginiamo ad esempio se anche solo un quindicesimo degli utenti dei grandi supermercati fiorentini cambiassero il loro modo di fare la spesa e iniziassero a rivolgersi ad un modello di distribuzione simile a CooCò, i vantaggi sarebbero enormi per molti togliendo solo un piccolo profitto a grandi gruppi della distribuzione.

Si creerebbero delle unità di lavoro locali con occupazione meglio retribuita e con profili professionali più meritocratici, si darebbe sostegno a decine di piccoli produttori, migliorando i loro risultati economici e, di conseguenza migliorando l’impatto che le loro agricolture hanno sulla terra e sull’ambiente; infine si potrebbe generare un vantaggio economico che rimane a livello locale, senza alcuna dispersione in luoghi diversi da quello in cui vivono produttori e consumatori.